{"id":41,"date":"2018-09-26T10:24:25","date_gmt":"2018-09-26T10:24:25","guid":{"rendered":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/2018\/09\/26\/transfer-di-gruen-come-ci-fregano-i-centri\/"},"modified":"2018-10-22T13:32:25","modified_gmt":"2018-10-22T13:32:25","slug":"transfer-di-gruen-come-ci-fregano-i-centri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/2018\/09\/26\/transfer-di-gruen-come-ci-fregano-i-centri\/","title":{"rendered":"Transfer di Gruen: come ci fregano i centri commerciali"},"content":{"rendered":"<p><i>Potremmo definirlo il \u201craptus dello shopping\u201d, ovvero quel momento di semi confusione in cui perdiamo la nostra capacit\u00e0 decisionale diventando consumatori compulsivi. <\/i><\/p>\n<p>Nel marketing, questo stato mentale, \u00e8 chiamato \u201cTransfer di Gruen\u201d. Il nome viene da Victor Gruen, l\u2019architetto austriaco che nel 1956 ide\u00f2 il primo centro commerciale cos\u00ec come lo conosciamo oggi.<\/p>\n<p><b>Gruen sosteneva che \u201cun buon design corrisponde a buoni profitti\u201d; pi\u00f9 belle e invitanti sono le insegne dei negozi e gli ambienti circostanti, pi\u00f9 a lungo i consumatori vorranno rimanervi all\u2019interno. Pi\u00f9 i consumatori vi rimangono all\u2019interno e pi\u00f9 spendono. Facile, no?<\/b><\/p>\n<p>Inizialmente Gruen progett\u00f2 gli \u201cshopping mall\u201d come un surrogato delle citt\u00e0 europee, ovvero un luogo non solo dedito allo shopping ma in cui vivere e lavorare, dove tutto poteva essere facilmente raggiunto a piedi. Il centro commerciale doveva, quindi, ricreare un cuore cittadino che mancava nei sobborghi e nelle immense periferie americane.<\/p>\n<p>Sappiamo che le cose non sono andate proprio cos\u00ec e, a partire dagli anni \u201960, i centri commerciali si sono orientati esclusivamente alla vendita e al consumismo, spingendo migliaia di americani a mettersi in macchina e fare anche molti chilometri per raggiungere lo shopping mall, attirati dall\u2019enorme esposizione di prodotti.<\/p>\n<p><b>Il centro commerciale divent\u00f2 un \u201cnon \u2013luogo\u201d perch\u00e9 artificiale, privo di spazi verdi e completamente estraniato da tutto il resto. <\/b>Non- luogo perch\u00e9 il centro commerciale \u00e8 un contesto che non invoglia n\u00e9 alla socializzazione n\u00e9 ad alcun tipo di esperienza ricreativa che non sia quella dello shopping, generando uno stato di isolamento e confusione attraverso un iper-stimolazione dei sensi e la decontestualizzazione dal mondo esterno. L\u2019aria condizionata, la mancanza di finestre e quindi l\u2019illuminazione artificiale, rendono impossibile stabilire se fuori piove o c\u2019\u00e8 il sole, se \u00e8 mattina o sera, se fa caldo o freddo.<\/p>\n<p>La principale attivit\u00e0 in uno shopping center \u00e8 quella di camminare seguendo <b>percorsi prestabiliti, studiati per fare in modo di mostrare al consumatore l\u2019intera gamma di merce in vendita prima di uscire, spingendolo il pi\u00f9 possibile all\u2019acquisto.<\/b> \u00a0Oltre al passaggio forzato tra decine e decine di negozi prima di poter vedere finalmente l\u2019uscita, i nostri occhi sono bombardati da immagini e luci scintillanti e le nostre orecchie da musica ad alto volume.<\/p>\n<p>Il convergere di tutte queste circostanze porta ai <b>classici segnali del Transfer di Gruen, ovvero perdita dell\u2019orientamento, suggestionabilit\u00e0, sguardo vitreo, senso di isolamento. <\/b>Una sorta di stato di trance in cui diventiamo estremamente vulnerabili a tutti gli input a cui siamo sottoposti e che ci spingono a comprare compulsivamente cose di cui non se ne ha bisogno.<\/p>\n<p><b>La maggior parte delle persone che va al centro commerciale acquista pi\u00f9 di quanto aveva intenzione di fare inizialmente per poi rendersene conto solo una volta tornati a casa<\/b>. La morale \u00e8: se ti rechi al centro commerciale per comprare solo un paio di jeans e ti ritrovi con un guardaroba nuovo di zecca, potrebbe non essere completamente colpa tua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Potremmo definirlo il \u201craptus dello shopping\u201d, ovvero quel momento di semi confusione in cui perdiamo la nostra capacit\u00e0 decisionale diventando<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":221,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":""},"categories":[73],"tags":[9,7,14,8,13,12,11,10],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41"}],"collection":[{"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":222,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41\/revisions\/222"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/221"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/delfiepartners.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}